COMUNITÀ E TERRITORIO

Associazione Politico Culturale – Pistoia

PISTOIA CITTÀ DEMOCRATICA? [di Marco Cei]

piazzadarmi

Da tempo si discute di quanto la politica si sia allontanata dalla società civile non dando risposte alle sue sollecitazioni e si ritiene che i guasti siano tutti a Roma o comunque nelle alte sfere di potere, quando invece dovremmo preoccuparci anche del nostro ambiente vicino, pensare “glocal” come era di moda qualche anno fa.

Purtroppo bisogna prendere atto che anche Pistoia ormai da alcuni anni, al di là della sua congenita inerzia al cambiamento e storica lentezza nel prendere decisioni, della sua attitudine al “quieto-vivere”, vive con un costante deficit di democrazia, soprattutto nel governo della città, confermato da numerosi casi:

  • La trasformazione più importante nella città, lenta e faticosissima nel suo concretizzarsi, si trova nelle aree ex-Breda, di fatto consegnate nelle mani di un’impresa privata con la motivazione che questo era l’unico modo per portare avanti la realizzazione stessa, ma che la città non è stata in grado di ricontrattare nel momento di stato fallimentare dell’impresa, casomai proponendole alcune condizioni migliorative del progetto (meno cemento e qualche spazio pubblico e verde in più) in cambio degli aiuti politici e finanziari chiesti e puntualmente concessi.
  • Il nuovo ospedale, realizzato in un’area chiaramente inadatta nonostante una gran parte della città indicasse a gran voce i problemi e gli sbagli di tale scelta, con la solita motivazione dei finanziamenti che si sarebbero perduti se si perdeva tempo a discutere; le recenti notizie sui modi “spicci” (eufemismo) con cui furono liquidati i pareri (contrari) delle commissioni comunali non sono altro che la conferma di come le voci discordanti dalle decisioni prese in alto non siano mai state ascoltate.
  • Legata comunque alla scelta sbagliata del nuovo ospedale all’ex-Campo di Volo, è ora quella di realizzare una mega cassa di espansione al posto degli attuali Laghi Primavera, con modalità tecniche discutibili e che infatti centinaia di cittadini hanno contestato, in quanto si va a realizzare un’opera che riuscirà a funzionare solo per pochi anni (poi risulterà interrata), che ci priva di un’area ricreativa molto usata e costringendo dei residenti a vivere dentro a un terrapieno alto più della casa stessa a pochi metri da una massa d’acqua enorme e senza offrire peraltro la possibilità di un acquisto del bene per potersi trasferire in altra zona.
  • Il recente caso di Piazza d’Armi, nel cui parco sono stati abbattuti circa 140 alberi a seguito della caduta di due rami di pino, caso che ha innescato una irragionevole paura nell’Amministrazione che, passando dalla precedente individuazione di una decina di alberi pericolosi, è passata ipso facto alla determinazione che tutti fossero a rischio per i fruitori, senza aver compiuto uno straccio di analisi tecnica sull’effettivo stato di salute degli alberi che, ricordo, sono o meglio erano di proprietà di ogni singolo cittadino e non degli amministratori che devono solamente governarli al meglio.
  • Gli attuali lavori sulla pista ciclabile lungo il viale dell’Arcadia, nel progetto iniziale prevista giustamente lungo le Mura, poi a seguito dei cedimenti sulle stesse in zona cimiteri, spezzata in due tronconi con un improbabile scambio di lato per evitare la zona dei crolli, con il relativo sovrapporsi di troppe funzioni sul lato città (ingressi e sosta dei residenti, pista ciclabile); l’Ordine degli Agronomi, chiesto un incontro, ha chiaramente indicato i rischi e i sostanziali errori di tale scelta, suggerendo modalità temporanee, che permettano di aspettare gli inevitabili lunghi tempi occorrenti per il restauro delle Mura; anche qui, irrinunciabili finanziamenti ci “impongono” scelte che poi si riveleranno sbagliate ma sicuramente e purtroppo, non più rimediabili.
  • L’agenda odierna è sulle destinazioni delle aree del vecchio ospedale del Ceppo, sbandierate dall’amministrazione come frutto di virtuosa partecipazione alle scelte sulla città, ma che in effetti appaiono sempre più come “blindate” da un accordo di programma non modificabile o, forse più realisticamente, che non si vuole modificare, come invece hanno fatto altre città, di fronte agli stessi problemi (Prato e Lucca).

All’accusa di mancato coinvolgimento pubblico verrà sicuramente risposto che sono sempre stati effettuati dei confronti: ma ogni scelta o problema non sono mai stati presentati e discussi davanti a tutta la città, ma solo con quel ristretto gruppo a cui si vuole o si deve dare ascolto: di cosa avveniva all’ex-Campo di Volo, ai Laghi Primavera, in Piazza d’Armi o sull’Arcadia e, oggi, al Ceppo, non veniva dato minimamente conto alla cittadinanza ma solo a quelli d’accordo o a quei pochi “rompiscatole” che nonostante tutto si accorgevano di cosa stava avvenendo. Dei problemi di chi abita nel Centro Storico, di convivenza con la grande attività serale e notturna che gravita intorno alla Sala, si parla con i gestori dei locali ma si evita accuratamente di coinvolgere davvero i residenti a cui non resta che rivolgersi alla Regione, come se il Comune non dovesse rappresentare anche loro.

Democrazia è letteralmente “governo del popolo” e sicuramente non sono facili da definire quali siano le scelte da fare e quale sia il grado di consenso e di condivisione possibile, ma qui a Pistoia possiamo tranquillamente (e dolorosamente) affermare di esserne abbastanza lontani.

Marco Cei

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Questa voce è stata pubblicata il 02/03/2015 da in Articoli, Città con tag , , .

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